La volta della Sistina di Michelangelo

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La cappella è alta circa 20 metri e presenta una volta a botte ribassata di 5 mila mq.

I lavori ornamentali iniziarono nel 1508 e la decorazione, che inizialmente prevedeva solo dodici figure, realizzate interamente da Michelangelo, al termine dell’opera (13 ottobre del 1512) ammontavano a più di trecento.

La struttura architettonica della volta complicava il lavoro decorativo e venne pertanto costruita una impalcatura di legno complementare alla concavità della volta che costringeva il maestro a lavorare in una posizione scomoda, in alcuni casi stesa.

Per semplificarsi il lavoro, Michelangelo utilizzò la tecnica della quadratura tramite la quale dipingeva una falsa architettura costituita da cinque grandi archi delimitati da cornici ed architravi ed ornati da capitelli e statue. Tale tecnica gli permise di frazionare la volta in tre registri sovrapposti e la parte centrale in nove riquadri.

Michelangelo impiegò inoltre la tecnica del colore cangiante, un procedimento pittorico che consentiva di definire i volumi senza ricorrere al colore chiaroscuro, utilizzando invece straordinari bagliori e accensioni dati da un colore luminoso e squillante.

Le decorazioni della volta contengono la rappresentazione di sette profeti e cinque sibille sedute su troni, fiancheggiati da pilastrini sorreggenti una cornice delimitante uno spazio centrale suddiviso in senso longitudinale dalla continuazione delle membrature architettoniche.

Ai lati dei troni, aventi la forma di possenti arconi, vengono rappresentate nove storie della Genesi.

Tra un trono e l’altro vi sono figure di ignudi che reggono ghirlande di foglie di quercia e medaglioni bronzei. Nelle lunette e nelle vele, che le raccordano alla volta sono rappresentate le quaranta generazioni degli antenati di Cristo.

I Profeti sono: Giona, Isaia, Ezechiele, Daniele, Geremia, Zaccaria, Gioele (raffigurati nelle soto da sinistra verso destra); secondo autorevoli critici rappresenterebbero i sette doni dello Spirito Santo.

I sette profeti e le cinque sibille sono posti in modo alternato di fronte ai Profeti, Giona, Geremia messo di fronte a Libica, Persica posta di fronte a Daniele, Ezechiele dinanzi alla Cumana, Eritrea di fronte a Isaia, Gioele di fronte a Delfica, ed infine, Zaccaria.

Le Sibille sono: Persica, Libica, Eritrea, Delfica, Cumana (nelle foto da sinistra verso destra).

Quasi tutte le Sibille sono raffigurate nell’atto di annunciare, mentre Geremia si presenta assorto nei suoi pensieri. Daniele invece è intento a scrivere il suo Libro. Il Profeta Giona viene invece rappresentato con lo sguardo rivolto verso l’alto e alle sue spalle un grande pesce, teso a ricordare le vicende legate alla salvezza in mare.

Le storie della Genesi che si susseguono in ordine cronologico, partendo dall’ingresso nella zona laica sono: la Separazione della luce dalle tenebre, Creazione degli astri, Separazione delle acque, Creazione di Adamo, Creazione di Eva, Peccato originale, Sacrificio di Noè, Diluvio universale, Ebbrezza di Noè. Le Sibille sono in tutto cinque: Eritrea, Delfica, Libica, Persica, Cumana.

Nella alla Separazione della luce dalle tenebre predominante è la figura di Dio che si erge in volo avvolto da un ampio mantello rosato ed è raffigurato all’atto della creazione del mondo. Il corpo roteante, le mani e il volto protesi verso l’alto raffigurano l’immagine di un Dio ordinatore che crea bagliori di luce che annientano l’oscurità delle tenebre.

Si nota una predominanza di colori freddi e violacei simboleggianti le tonalità delle celebrazioni dell’Avvento e della Quaresima.

La Separazione della luce dalle tenebre va letta in rapporto alle figure della Creazione degli astri e la Separazione delle acque dalla terra che insieme simboleggiano la creazione del mondo.

Lette insieme sembrerebbero, secondo alcuni, rappresentare l’immagine della Trinità, secondo altri invece è più probabile leggervi un’allegoria sant’agostiniana legata all’operosità della chiesa nel mondo (acque e terra), alla venuta di Cristo (astri e piante) e al giudizio universale (tenebre e luce).

Nella Creazione degli Astri l’immagine di Dio è ancora più maestosa. Inserita la figura in uno sfondo di cielo luminoso, le sue membra si spalancano all’atto della creazione. Le vesti, i capelli e la barba appaiono scompigliati da un vento impetuoso simboleggiante la grandezza divina. Il braccio è alzato e sfiora leggermente un sole.

A questa immagine segue quella della Separazione della terra dalle acque, in cui il Creatore fluttua sopra le acque accompagnato da una compagine di angeli che gli reggono il mantello rosato. Anche qui le braccia sono aperte in un gesto eloquente ed imperioso, i colori sembrano attenuarsi e l’immagine appare più semplificata, segno dell’ordine che l’Eterno ha dato al caos.

La Creazione di Adamo è la scena in cui il divino e l’umano si incontrano in un conteso di luci ed ombre che dispiegano l’immensità della creazione. Il sogno ascetico dell’uomo che finalmente incontra Dio chiarisce il motivo per cui, chiunque osservi la figura ne rimanga misticamente incantato. Adamo appare disteso e con il braccio appoggiato sulla terra appena creata con la mano rivolta verso il Divino fino a toccargli le dita.

L’eterno si presenta quasi in volo, accompagnato da angeli. L’emozionante impatto della figura è dato dalla posizione protesa di Dio verso l’uomo, quasi ad indicare un desiderio divino di contatto con la propria creatura.

Dalle rappresentazione emerge la riluttanza di Michelangelo alle concezioni della prospettive di stile rinascimentale e la rappresentazione di gruppi leonardeschi di figure, articolati secondo ritmi armoniosi e unificati.

Adotta invece la concezione delle basi della scultura classica: la figura singola, associata ad un elemento architettonico. Egli infatti più che pittore amava definirsi uno scultore tant’è che nelle sue opere sembrerebbe voler imprimere una visuale tridimensionale alle figure esaltando il moto delle torsioni e il plastico delle masse dei giganteschi corpi, tendendo ad idealizzare i personaggi e a far loro assumere un significato spirituale universale: divengono simboli delle forze primigenie della natura e del destino dell’uomo.

Segue la Creazione di Eva, posta al centro della volta, in cui sono raffigurati insieme Adamo, Eva e l’Eterno. Adamo, disteso sul lato sinistro dell’immagine, appare dormiente, mentre Eva in una posizione di reverenza viene invitata dal Signore ad alzarsi. In questa scena Adamo ed Eva sono raffigurati giovani.

Nella scena successiva del Peccato originale, i due sono raffigurati da adulti e l’affresco è diviso in due metà dall’Albero della vita in cui da un lato si consuma l’atto del peccato, dall’altro lato è raffigurata la cacciata dal paradiso. Gli ultimi tre riquadri raffigurano il Sacrificio di Noè, Diluvio universale, Ebbrezza di Noè.

Lo stile di Michelangelo è dotato di na meravigliosa forza espressiva, che viene scandita in un’ampia tendenza statuaria ed un forte dinamismo. La stupefacente perfezione dei dettagli è ottenuta con accurati ed approfonditi studi dell’anatomia umana.

Nei riquadri della Genesi appare la figura dell’Eterno, dove Michelangelo unisce le sembianze umane con l’energia delle forze primordiali dell’Universo.

Agli angoli quattro pennacchi narrano quattro episodi del miracoloso salvataggio del popolo di Israele.

Nel pennacchio di Giuditta e Oloferne, è raffigurata la scena della decapitazione di Oloferne, il cui corpo è disteso sul letto, mentre Giuditta, di spalle, è posta nell’atto di coprire la testa mozzata con un panno posta su un vassoio retto dalla serva.

In Davide e Golia, Davide viene raffigurato nell’atto di uccidere Golia, posto a cavalcioni sulle spalle di quest’ultimo e con lo sguardo rivolto verso due soldati che assistono alla scena. Da notare la differenza di proporzioni tra i due personaggi biblici.

La Punizione di Aman, è divisa in tre diverse scene, nelle quali Aman, con l’abito di colore giallo, è presente. Partendo da destra vediamo Assuero che lo invita a prendere gli abiti regali per Mardocheo, seduto sulla soglia, mentre alla sua sinistra Ester rivela al sovrano la congiura. Al centro Aman viene punito ed issato sua una croce.

Nell’affresco del Serpente di bronzo, vediamo a destra gli Israeliti rei di aver offeso Dio e Mosè, sui quali si abbattono i serpenti velenosi inviati da quest’ultimi. Mosè impietosito forgia un serpente di bronzo per salvarli.

Gli Antenati di Cristo si trovano lungo le sedici lunette (due distrutte, quindi oggi quattordici) e le otto vele. Essi rappresentano le quaranta generazioni anteriori a Gesù secondo l’elenco del Vangelo di Matteo e simboleggiano la speranza e l’attesa dell’Incarnazione e della redenzione senza l’illuminazione divina dei Veggenti.

Lunette
Per approfondire, vedi la voce Lunette della Cappella Sistina su Wikipedia
  • Eleazar e Mattan
  • Giacobbe e Giuseppe
  • Achim ed Eliud
  • Azor e Sadoc
  • Zorobabele, Abiud ed Eliacim
  • Giosia, Ieconia e Salatiel
  • Ezechia, Manasse e Amon
  • Ozia, Ioatam e Acaz
  • Asaf, Giosafat e Ioram
  • Roboamo e Abia
  • Iesse, Davide e Salomone
  • Salmòn, Booz e Obed
  • Naasson
  • Aminadab
  • Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda (perduta)
  • Fares, Esrom e Aram (perduta)
Vele
  • Vela sopra Asaf, Giosafat e Ioram
  • Vela sopra Zorobabele, Abiud ed Eliacim
  • Vela sopra Giosia, Ieconia e Salatiel
  • Vela sopra Ozia, Ioatam e Acaz
  • Vela sopra Ezechia, Manasse e Amon
  • Vela sopra Roboamo e Abia
  • Vela sopra Asaf, Giosafat e Ioram
  • Vela sopra Salmòn, Booz e Obed
  • Vela sopra Iesse, Davide e Salomone

Foto: michelangelobuonarrotietornato.com

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