
Cosimo Rosselli nacque a Firenze nel 1439. Nella primavera del 1481 fu inviato da Lorenzo Il Magnifico insieme ad altri artisti a dipingere la Cappella. Rosselli realizzò i tre affreschi della Discesa dal Monte Sinai, il Discorso della montagna e guarigione del lebbroso, infine l'affresco con l'Ultima Cena.
« Chiamato poi con gli altri pittori all' opera che fece Sisto IV pontefice nella cappella del palazzo in compagnia di Sandro Botticello, di Domenico Ghirlandajo, dell' Abate di S. Clemente, di Luca da Cortona, e di Piero Perugino, vi dipinse di sua mano tre storie, nelle quali fece Ih sommersione di Faraone nel mar Rosso, la predica di Cristo ai popoli luogo il mare di Tiberiade5, e T ultima cena degli Apostoli col Salvatore; nella quale fece una tavola a otto facce tirate in prospettiva, e sopra quella in otto facce simili il palco che gira in otto angoli, dove molto bene scortando, mostrò d'intendere quanto gli altri quest' arte.
Dicesi che il papa aveva ordinato un premio, il quale si aveva a dare a chi meglio in quelle pitture avesse a giudizio d'esso pontefice operato. Finite dunque le storie, andò Sua Santità a vederle, quando ciascuno do'pittori si era ingegnato di far si, che meritasse il detto premio e l'onore. Aveva Cosimo, sentendosi debole di invenzione e di disegno, cercato di occultare il suo difetto con far coperta all' opera di finissimi azzurri oltramarini e d'altri vivaci colori, e con molto oro illuminata la storia, onde né albero, né erba, né panno, nò nuvolo vi era che lumeggiato non fusse: facendosi a credere che il papa, come poco di queir arte intendente, dovesse perciò dare a lui il premio della vittoria.
Venuto il giorno che si dovevano l'opere di tutti scoprire, fu vednta anco la sua, e con molte risa e motti da tutti gli altri artefici schernita e beffata, uccellandolo tutti in cambio d'avergli compassione. Ma gli scherniti finalmente furono essi; perciocché que'colori, siccome si era Cosimo imaginato, a un tratto cosi abbagliarono gli occhi del papa che non molto s'intendeva di simili cose, ancoraché se ne dilettasse assai, che giudicò Cosimo avere molto meglio che tutti gli altri operato.»
(tratto da Opere di Giorgio Vasari secondo le migliori stampe e con alcuni scritti indediti, Volume Unico, Tipografia Lloyd Adriatico, 1857)
L'affresco è posto sul registro mediano della cappella.
In alto, al centro del dipinto, si vede Mosè, vestito di una tunica dorata, inginocchiato sul monte Sinai, mentre riceve le Tavole della Legge da Dio, in basso Giosuè dormiente e vestito di con una tunica blu. Il Signore appare in una nube circondato da angeli e proteso verso Mosè nell'atto di consegnare le Tavole.

In basso a sinistra, la scena, raffigura Mosè che con ambo le mani sostiene le Tavole e le mostra al popolo d'Israele, alle spalle sempre Giosuè. In primo piano al centro del dipinto Mosè con il braccio destro sollevato rivolto verso l'altare del vitello d'oro posto alla sinistra.
In secondo piano sulla destra è raffigurata la punizione degli idolatri e la consegna delle nuove tavole
Discorso della montagna e guarigione del lebbroso
L'affresco riprende principalmente due episodi biblici, il Discorso della Montagna, a sinistra, dove Gesù pronuncia il sermone circondato dai dodici apostoli e dalla folla. Gli apostoli sono posti alle spalle di Gesù mentre la folla è raffigurata di fronte, le donne indossano quasi tutte un velo bianco ed in primo piano si vede un uomo vestito di nero di spalle mentre discute.

<< Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.>> (Matteo 5, 3-12)
La scena presenta il cenacolo con al centro Gesù e i dodici apostoli ai lati e Giuda posto di spalle. Secondo i vangeli gli apostoli seduti più vicino a Gesù erano Pietro, come si vede nel dipinto è seduto alla destra, Giovanni seduto a sinistra e Giuda Iscariota, che nei vangeli è posto di fianco a Giovanni, ma nel dipinto si vede dal lato opposto della tavola.
Nelle finestre dietro la spalliera sono raffigurati tre episodi della Passione: l'Orazione nell'orto, la Cattura di Cristo e la Crocifissione di Biagio d'Antonio.
Alla sinistra del dipinto sono raffigurati due uomini in abiti contemporanei che assistono alla scena e ai loro piedi un cagnolino su due zampe. Al centro in primo piano due brocche ed un vassoio utilizzato per la lavanda dei piedi, e più a destra un cane ed un gatto giocosi.
A destra si vedono altri due uomini sempre in abiti contemporanei, il primo a sinistra con lo sguardo rivolto verso lo spettatore.
Il tavolo dove si svolge il cenacolo è a forma di ferro di cavallo coperto da una tovaglia bianca sulla quale non è presente nessuna vivanda o pane, ma solo il calice, sotto la tavolata si intravedono i piedi scalzi degli apostoli, cinque alla destra e sei alla sinistra del Cristo.
Come racconta il Vangelo di Giovanni, Gesù dopo aver terminato la lavanda dei piedi, prese posto a tavola, e mentre gli altri commensali iniziavano la cena rivelò che uno di loro lo avrebbe tradito. Sollecitato dagli apostoli a rilevare chi era il traditore, Giovanni, consigliato da Pietro chiede a Gesù di indicarlo, egli prende un prezzo di pane, lo intinge e lo porge a Giuda. Il momento successivo a questo gesto è quello raffigurato dal Rosselli nel dipinto, infatti l'istituzione eucaristica, nella quale Gesù spezza il pane e distribuisce il vino, avviene subito dopo.