Cenni Storici

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La Cappella Sistina fu costruita tra il 1475 e il 1481 per volere di Sisto IV (al secolo Francesco della Rovere), da cui prese il nome, salito al soglio pontificio quattro anni prima. La Sistina, oltre ad ospitare i grandi capolavori di Michelangelo, Botticelli, Ghirlandaio ecc è una delle tre Cappelle Papali del Palazzo Apostolico Vaticano.

Essa è conosciuta anche per essere l’importante sede del conclave (dal latino cum clave, cioè “chiuso con la chiave”), l’assemblea dei cardinali che si riunisce per l’elezione del nuovo papa.

Il XIII ed il XIV furono secoli segnati da guerre civili e conflitti per l’affermazione dei privilegi ecclesiastici e la difesa contro le prevaricazioni straniere. Il susseguirsi di continue lotte portarono a spostare la sede della Chiesa da Roma ad Avignone da cui prende il nome il periodo “cattività aragonese”.

Si comprende il motivo per cui gli edifici furono lasciati in uno stato di totale abbandono e come fosse necessario avviarne la restaurazione.

  • Sisto IV

    Con Sisto IV venne avviato un programma di restauro e di edificazione dei monumenti dello Stato della Chiesa, il quale, in seguito alle vicende storiche che segnarono la riaffermazione del potere papale, aveva bisogno di nuove sedi per rappresentare il prestigio del pontefice.

    La cappella palatina del Palazzo Apostolico (la Cappella Magna) necessitava di interventi tali da renderla all’altezza della Maiestas papalis.

    Sisto IV decise quindi di far costruire una nuova cappella in cui potessero svolgersi le cerimonie e le liturgie più importanti e fosse in grado di accogliere l’intera corte papale. La costruzione venne avviata solo quattro anni dopo l’elezione del pontefice e la direzione dei lavori fu affidata a Giovannino de’Dolci.

    Il progetto architettonico della Sistina venne affidato in origine a Baccio Pontelli, architetto fiorentino. Come confermato anche dagli scritti del Vasari, Baccio Pontelli (nel Vasari Pintelli, ndr) era considerato un ottimo architetto e a dimostrazione della sua bravura ebbe numerosi incarichi dalla Santa Sede ed in particolare da Sisto IV che gli commissionò il restauro di alcune importanti Chiese e Rocche nei dintorni di Roma.

  • Perugino

    I primissimi interventi pittorici furono invece affidati a Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino, in quanto originario della provincia di Perugia. Prima del restauro della Cappella, il Perugino ebbe numerose commissioni da Sisto IV come ad esempio gli affreschi della Basilica vaticana, distrutti agli inizi del ‘600.

    Data l’esperienza del pittore, il pontefice decise allora di affidargli la decorazione della parete di fondo della Sistina.

    Tre anni dopo l’inizio dei lavori della Cappella, avviati nel 1477, il Perugino si mise all’opera. escludendo la Nascita e ritrovamento di Mosè, l’Assunta con Sisto IV inginocchiato, e la Natività di Cristo che andarono distrutte, la prima opera che menzioniamo è La consegna delle chiavi sulla parete del registro mediano della Cappella eseguita tra il 1481 ed il 1482.

    In seguito ad una serie di vicende politiche che interessarono i rapporti tra lo Stato della Chiesa e Firenze, Lorenzo il Magnifico volle attuare una politica di riappacificazione, sollecitando nel 1480, alcuni importanti artisti fiorentini tra i quali Botticelli, Rosselli, Ghirlandaio, a contribuire alla realizzazione delle decorazioni della Cappella.

  • Botticelli

    Botticelli partì da Firenze il 27 ottobre del 1480, all’artista furono assegnati tre episodi, eseguiti anche grazie all’aiuto dei collaboratori: Prove di Mosè, le Prove di Cristo e la Punizione di Qorah, Dtham e Abiram. Le decorazioni pittoriche della Cappella interessarono quindi solo le pareti, in quanto la volta venne realizzata da Michelangelo solo successivamente, dal 1536, quasi 60 dopo. Fino ad allora la volta era dipinta con un cielo stellato di Piermatteo d’Amelia.

    La parete sud venne affrescata tra il 1481 ed il 1482 con le opere di Botticelli (Prove di Mosè e la Punizione dei Ribelli); da Perugino (Partenza di Mosè per l’Egitto), in collaborazione con il Pinturicchio; da Cosimo Rosselli o Pietro Cosimo (Discesa dal monte Sinai); da Cosimo Rosselli o Domenico Ghirlandaio o Biagio di Antonio Tucci (Passaggio del Mar Rosso) ed infine da Luca Signorelli e Bartolomeo della Gatta (Testamento e morte di Mosè).

    La Parete nord mostra le opere di Perugino con il Battesimo di Cristo e la Consegna delle Chiavi; le Tentazioni di Cristo di Botticelli; la Vocazione dei primi apostoli del Ghirlandaio; il Discorso della montagna e l’Ultima Cena di Rosselli.

    Sulla Parete est, cioè la parete di ingresso, è presente la Resurrezione di Cristo di Van den Broeck, realizzata nel 1572 e la Disputa sul corpo di Mosè di Matteo da Lecce, del 1574.

    Gli Affreschi realizzati tra il 1480 ed il 1483 non rappresentano solo importanti e fondamentali eventi biblici, alcuni dei quali sono a fondamento della Chiesa stessa, ma pongono altresì in risalto il ruolo storico – politico del Vaticano in quegl’anni; il programma iconografico, infatti è teso a rappresentare sia l’antagonismo tra l’autorità papale ed i nemici interni alla Chiesa (ad esempio La punizione dei ribelli di Botticelli), sia l’affermazione del potere temporale dell’autorità pontificia (Consegna delle Chiavi).

    La consacrazione della Cappella avvenne il 9 agosto del 1483 con una celebrazione solenne in occasione dell’Assunzione della Vergine Maria, il dogma cattolico tramite il quale ci celebra l’assunzione della Vergine al Paradiso, infatti la cappella è dedicata alla Vergine Assunta in Cielo.

    Per circa vent’anni, durante i quali si succedettero i pontificati di Innocenzo VIII e Alessandro VI ed il brevissimo pontificato di 22 giorni di Pio III, la Cappella non subì nuovi o significativi interventi.

    Il 216º papa della Chiesa cattolica, Giulio II, noto come “il Papa guerriero” o “il Papa terribile“, salì al soglio di Pietro nel 1503. L’anno successivo, la volta della Cappella subì dei danni a causa di un inclinamento della parete meridionale, lasciando una notevole crepa sul soffitto.

  • Giulio II

    Giulio II è una figura di estrema importanza per lo sviluppo decorativo della cappella, come Sisto IV, volle incidere il suo nome nella storia della Sistina, la crepa sul soffitto fu quindi l’occasione per avviare nuovi interventi decorativi, conservativi e di restauro. Il pontefice nei primi anni del ‘500 era impegnato in una difficile campagna militare. Molto probabilmente fu l’architetto fiorentino Giuliano da Sangallo a raccomandare Michelangelo Buonarroti a Giulio II, informandolo delle grandi opere che aveva compiuto a Firenze, ricordiamo che il David fu terminato solo due anni prima dell’elezione di Giulio II.

  • Michelangelo

    Michelangelo, che oltre ad essere uno sculture era anche un esperto pittore, fu chiamato a Roma nel 1505, ed ebbe come primo incarico la costruzione del monumento funerario di Giulio II.

    Il pontefice dimostrava una forte predilezione per Michelangelo, che per la realizzazione del monumento ebbe accesso a numerosi fondi ed anticipi di denaro, ciò suscitava forti invidie e pressioni su Giulio II tese a dissuaderlo nel realizzare l’opera pre-mortem. Quando il maestro rientrò a Roma l’anno successivo, nel 1506, Giulio II non volle riceverlo in udienza, lasciando intendere l’abbandono del progetto.

    Michelangelo insistette per essere ricevuto, ma il Palafreniere gli negò l’accesso, il pittore rispose: «e tu dirai al tuo padrone che se da qui innanzi gradirà vedermi verrà altrove a cercarmi». [1]

    Sentendosi minacciato, «s’i’ stava a Roma penso che fussi fatta prima la sepoltura mia, che quella del papa» [2], fuggì verso Firenze il 18 Aprile, arrivando a Poggibonsi in Toscana. Il Papa inviò «cinque emissari, ma nè minacele nè preghi valsero a farlo retrocedere» [3].

    Solo dopo tre messaggi personali del papa alla signoria di Firenze e le continue pressioni del gonfaloniere Pier Soderini lo convinsero a tentare una riconciliazione. In qualità di Ambasciatore della Signoria, Michelangelo raggiunge il Papa a Bologna dove avvenne la riconciliazione, in quella sede ebbe l’incarico di fondere un ritratto in bronzo per la facciata della chiesa di San Petronio, l’opera venne terminata nel 1508 e sempre nello stesso anno tornò nuovamente alla corte papale.

    Il progetto del monumento funerario a Giulio II fu recuperato solo dopo la sua morte, nel 1513. Il pontefice volle avviare da subito i lavori decorativi della volta della Sistina. Il contratto venne firmato nel 1508.

    Per dipingere la volta della Cappella, alta oltre 20 metri, venne predisposta una particolare impalcatura in legno, ideata dallo stesso Michelangelo. In un secondo momento venne passata una prima mano di intonaco che però ammuffì, solo grazie all’intervento del collaboratore Jacopo l’Indaco il problema venne superato con la creazione di una nuova miscela più resistente all’umidità.

    Il 10 maggio, in seguito alla preparazione dei disegni e dei bozzetti, l’artista avviò la realizzazione degli affreschi, «Ricordo chome oggi questo di dieci di maggio nel mille cinque ciento octo io Michelagniolo schultore orricievuto dalla S. del nostro S. papa Julio sechondo duchati cinque ciento di chamera, e quali mi chontò messer Charlino cameriere e messer Charlo degli Albizzi, per chonto della pictura della volta della Chappella di papa Sisto, per la quale chomincio oggi al lavorare. Chon quelle chonditione e pacti che apariscie per una scricta facta da M. R. di Pavia essocto schricta di mia mano» [4]

    La decorazione venne completata il 13 ottobre del 1512. Michelangelo si oppose all’idea di dipingere solo 12 figure, come fu proposto dal pontefice, in uno scritto datato 1523 il maestro scrive: « […] papa Giulio missemi a dipingere la volta di Sisto, e facemmo e patti tremila ducati. E’l disegno prima di detta opera furono 12 apostoli nelle lunette, e’l resto un certo patimento ripieno d’adornamenti, come si usa […]»

    « […] Dipoi cominciai detta opera, mi parve riuscissi cosa povera, e dissi al papa, come facendovi gli Apostoli soli mi parea che riuscissi cosa povera. Mi domandò perché: io gli dissi, perché furon poveri anche loro. Allora mi dette nuova commessione ch’io facessi ciò che io volevo, e che mi contenterebbe, e che io dipingessi fino alle storie di sotto […] »

    Il programma iconografico prevedeva la rappresentazione di sette profeti e cinque sibille, alle quali si aggiunsero le altre 300 figure. Nelle lunette e nelle vele, sono rappresentate le quaranta generazioni degli antenati di Cristo. La complessa articolazione rispecchia la complessità del programma iconografico, studiato con i consiglieri dottrinari e con teologi della corte pontificia.

    Con molta probabilità Raffaello e Michelangelo lavorarono contemporaneamente, il primo nella sala della Segnatura, il secondo, alla volta della Sistina.

    Quattro mesi dopo la conclusione dei lavori della volta, nel febbraio del 1513, muore di febbre Giulio II, al quale gli successe Leone X. Il nuovo pontefice, al secolo Giovanni di Lorenzo de’Medici, si interessò alla Sistina donando alcuni arazzi, realizzati a Bruxelles su disegno di Raffaello, e raffiguranti le “Storie dei santi Pietro e Paolo”.

    Gli anni del 1522 e del 1523 furono caratterizzati da nuovi danni, tra i quali la caduta dell’architrave, nella quale rimase uccisa una guardia svizzera. I successivi interventi di consolidamento danneggiarono le Storie di Cristo e di Mosè, ridipinte da Van de Broeck e Matteo da Lecce.

    Dieci anni più tardi, nel 1534, papa Clemente VII commissionò a Michelangelo l’ultima grande opera della cappella, Il Giudizio Universale.

    L’affresco fu in gran parte realizzato durante il pontificato di Paolo III, in quanto, il predecessore morì il 25 settembre del 1534, a soli 56 anni e nello stesso anno, Michelangelo, in seguito ad una missiva del pittore Sebastiano del Piombo, fece ritorno a Roma. Paolo III fu un papa sensibile al mondo dell’arte, ed è considerato come uno dei maggiori mecenati del Rinascimento italiano.

    Michelangelo dovette affrontare due principali inconvenienti: la modifica dell’inclinazione della parete, che doveva essere angolata verso l’interno in modo tale da evitare il deposito di polvere durante le fasi di realizzazione. Il secondo era rappresentato dalla presenza degli affreschi del Perugino, dei dipinti dei quattro pontefici a lato delle due finestre, e delle lunette affrescate dallo stesso Michelangelo circa vent’anni prima. Opere che dovevano essere distrutte per far posto all’immenso affresco.

    Un’opera così imponente metteva certamente alla prova il sessantenne maestro, che tuttavia preferì lavorare da solo, scartando anche il tentavo di Sebastiano del Piombo di lavorare ad olio. I lavori preparatori, e la costruzione del ponteggio furono molto lunghi, si prolungarono fino all’aprile del 1536, ritardi che furono dovuti soprattutto a causa delle dispute con il del Piombo.

    La modalità di rappresentazione delle figure venne sottoposta a dure critiche da parte dei cardinali, inizialmente Michelangelo dipinge i corpi interamente nudi, suscitando l’opposizione del cardinale Carafa. Michelangelo morì il 18 febbraio del 1564, e circa un mese dopo, il 21 gennaio, il Concilio di Trento dispose con la bolla “Pictura in Cappella Ap.ca coopriantur” la copertura di tutte le parti intime delle figure nel Giudizio.

Bibliografia
  • [1] Sommario Storico delle Celebri famiglie toscane, compilato da Demostene Tribilli – Giuliani Cav. Luigi Passerini, Firenze, Lorenzo Melchiorri Editore, 1855
  • [2] Michelangelo scultore, Umberto Baldini, Rizzoli, 1973
  • [3] cit. in Demostene Tribilli – Giuliani Cav. Luigi Passerini
  • [4] Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, Giorgio Vasari, Volume XII, Firenze, 1856

Foto: www.italnews.info

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